
Creare in Italia un bipartitismo sul modello delle più avanzate democrazie del mondo, non rendendo indispensabile i partitini dei veti, e la cessazione del vituperio verso gli avversari politici, non più considerati nemici.
Queste le due novità di sostanza che rappresentano un primo passo verso la fine della seconda Repubblica che non ha certo brillato per la fattività politica. La nascita di due grossi blocchi che chiedono al cittadino un voto su un programma omogeneo, coeso e chiaro può definitivamente far fare il salto di qualità alla politica italiana, tutto questo, però va scritto in una riforma Costituzionale del nostro paese senza la quale gli sforzi fatti sino ad oggi potrebbero rimanere inconcludenti e possono presentarsi come opportunismo elettorale.
Una riforma Costituzionale che dia al Presidente del Consiglio, poteri decisionali forti che abbia il potere di nomina e revoca dei ministri, la squadra di governo va presentata anticipatamente ai cittadini, ogni candidato Premier o Presidente della Regione e quant’altro deve presentare la propria squadra il giorno delle primarie, primarie istituite per legge, un anno prima della scadenza elettorale.
Questo permetterà di decidere se lo schieramento deve essere guidato da un leader di Destra o di Centro, di Sinistra o di Centro, senza veti, nella massima democraticità, con l’Election Day a sancire la nascita dei governi centrali e periferici, ogni cinque anni.
Per arrivare a questo risultato Veltroni e Berlusconi stanno ponendo dei veti alle forze politiche che potrebbero creare problemi nella governabilità, anche questo aspetto fastidioso, per carità, va superato poiché ad esempio se il cittadino vorrà un leader di Destra alla guida del Popolo delle Libertà, attraverso le primarie potrà sceglierlo, quindi anche credendo nelle identità posso definirmi grande sostenitore del bipolarismo puro.
Riduzione dei parlamentari a 500 e il potere di legiferazione ad una sola camera, quella dei deputati, per rendere più snella e fattiva la burocrazia parlamentare.
I Parlamentari possono rappresentarci per un massimo di due legislature, in modo da consentire un rinnovo della classe dirigente costante, abbassando anche l’età dei nostri rappresentanti, l’istituzione di un documento etico e morale che possa per legge eliminare la presenza di condannati all’interno delle nostre istituzioni.
Cambiare il sistema di nomina dei cosiddetti “sotto governi” eliminando gli enti inutili, consentendo una taglio della spesa pubblica notevole, fondi che vanno investiti sulla ricerca e sullo sviluppo di nuove tecnologie che possano risolvere definitivamente i nostri problemi strutturali, senza dimenticare l’abbassamento delle tasse e la capacità d’acquisto dei salari.
La frammentazione politica allontana il cittadino dalle istituzioni, una riforma costituzionale in tal senso dovrebbe consentire un rapporto diretto tra cittadino e rappresentante parlamentare, attraverso internet si potrebbe interloquire costantemente con il proprio rappresentante, in un salto culturale necessario per cambiare l’Italia.
Sono un forte fautore del partito unico, dicevo, ma senza l’introduzione dei suddetti cambiamenti rimaniamo ancorati a quello che possiamo definire il Sistema Italia fatto sempre di mezze misure, un sistema dove i compromessi politici rischiamo di trasformare la democrazia parlamentare in una democrazia malata dove decidono in pochi.
Consiglio di non sottovalutare la forte ondata di antipolitica presente oggi in Italia, la grande difficoltà finanziaria delle famiglie, i poteri della cosiddetta “Casta”, l’impossibilità di effettuare scelte importanti rischia di rendere poco credibile la politica italiana.
Colgo di buon grado i primi risultati di questa competizione elettorale, ma non dimentichiamo che è un primo tassello di un puzzle molto complicato che va semplificato, solo così l’Italia potrà avere una credibilità internazionale e rilanciarsi anche da un punto di vista economico.




